Se esiste un filtro utile in fotografia è proprio il polarizzatore che non dovrebbe mai mancare nel corredo di un fotografo.
I campi di utilizzo sono molti vediamo come funziona e dove può esserci utile.
Cos’e’ e come funziona il polarizzatore
- Cosa significa polarizzare la luce?
- Polarizzatore lineare
- Polarizzatore circolare
- Esposizione con il polarizzatore
- Qualità del filtro
- Quando utilizzare il polarizzatore
Satura i colori, controlla i riflessi, uno dei pochi filtri che non si può simulare via software.
Se esiste un filtro davvero utile in fotografia è proprio il polarizzatore, uno di quegli accessori che, secondo me, non dovrebbe mai mancare nel corredo di un fotografo.
I campi di utilizzo sono molti: può rendere più intenso un cielo, eliminare i riflessi da una superficie d’acqua, migliorare i colori di un paesaggio o permetterci di fotografare attraverso un vetro.
Vediamo quindi come funziona il polarizzatore, quali sono le differenze tra i vari tipi e soprattutto quando può esserci realmente utile.
Cos’è e come funziona il polarizzatore
Il polarizzatore è un filtro che si monta davanti all’obiettivo e che permette di selezionare una determinata direzione della luce, riducendo quella che arriva alla fotocamera con orientamenti differenti.
Detto così può sembrare complicato, ma nella pratica il suo utilizzo è molto semplice: montiamo il filtro sull’obiettivo e ruotiamo la ghiera anteriore osservando direttamente nel mirino o sul display l’effetto che vogliamo ottenere.
La cosa interessante è che l’effetto del polarizzatore è immediatamente visibile.
Ruotandolo possiamo vedere i riflessi diminuire, il cielo diventare più intenso e i colori acquistare maggiore saturazione.
Ed è proprio questa la sua caratteristica più importante:
satura i colori, controlla i riflessi ed è uno dei pochi filtri fotografici il cui effetto non può essere realmente simulato in post-produzione.
1. Cosa significa polarizzare la luce?
La luce normalmente si propaga oscillando in molte direzioni differenti.
Quando però viene riflessa da alcune superfici, come acqua, vetro, foglie, vernice o altre superfici non metalliche, parte di questa luce assume una direzione preferenziale.
Il filtro polarizzatore riesce a bloccare una parte di questa luce riflessa.
Il risultato è facilmente osservabile.
Pensiamo, ad esempio, a un lago.
Senza polarizzatore potremmo vedere soprattutto il riflesso del cielo sulla superficie dell’acqua. Ruotando il filtro possiamo progressivamente ridurre quel riflesso e arrivare a vedere ciò che si trova sotto la superficie.
Lo stesso accade fotografando attraverso una vetrina.
Il polarizzatore può ridurre notevolmente il riflesso del fotografo, della strada o degli edifici presenti alle nostre spalle permettendoci di vedere meglio ciò che si trova dietro il vetro.
Non significa però che il filtro possa eliminare qualsiasi riflesso.
In particolare è molto meno efficace, o praticamente inefficace, sui riflessi provenienti direttamente dalle superfici metalliche.
2. Polarizzatore lineare
Il polarizzatore lineare è la versione più semplice del filtro.
Seleziona la luce polarizzata secondo una determinata direzione e, sulle vecchie fotocamere completamente manuali, poteva essere utilizzato senza particolari problemi.
Con le moderne reflex e fotocamere dotate di sistemi autofocus ed esposimetrici più complessi, però, un polarizzatore lineare può interferire con il corretto funzionamento di alcuni sistemi interni della macchina fotografica.
Per questo motivo oggi, quando parliamo di polarizzatore fotografico, nella maggior parte dei casi ci riferiamo al polarizzatore circolare, indicato spesso con la sigla CPL – Circular Polarizer.
3. Polarizzatore circolare
Il polarizzatore circolare svolge nella pratica la stessa funzione fotografica di quello lineare, ma è progettato per essere compatibile con i sistemi di misurazione e autofocus delle fotocamere moderne.
È costituito sostanzialmente da due parti.
La prima polarizza la luce, mentre la seconda modifica il modo in cui questa luce arriva alla macchina fotografica rendendola compatibile con i sistemi interni della fotocamera.
Per il fotografo tutto questo avviene automaticamente.
L’utilizzo rimane semplicissimo:
- avvitiamo il filtro sull’obiettivo;
- inquadriamo la scena;
- ruotiamo la ghiera del polarizzatore;
- osserviamo l’effetto;
- fermiamo la rotazione quando abbiamo ottenuto il risultato desiderato.
Non è quindi necessario effettuare calcoli particolari.
L’effetto si controlla direttamente osservando l’immagine.
4. Esposizione con il polarizzatore
Il polarizzatore ha però un effetto collaterale inevitabile: riduce la quantità di luce che raggiunge il sensore.
A seconda del modello e della posizione del filtro possiamo perdere indicativamente uno o più stop di luminosità.
Nella maggior parte delle situazioni moderne non è un grande problema.
Se lavoriamo in priorità di diaframma, ad esempio, sarà la fotocamera ad allungare automaticamente il tempo di esposizione.
Se lavoriamo in manuale dovremo invece compensare personalmente la perdita di luce modificando:
- tempo di scatto;
- apertura del diaframma;
- sensibilità ISO.
Questo aspetto diventa particolarmente importante nella fotografia di paesaggio.
Se stiamo lavorando a ISO bassi e con un diaframma abbastanza chiuso, l’utilizzo del polarizzatore potrebbe portarci facilmente verso tempi di scatto relativamente lunghi.
In questi casi il treppiede può diventare molto utile.
D’altra parte questa perdita di luce può essere anche un vantaggio.
Ad esempio, fotografando un torrente o una cascata, il polarizzatore può contemporaneamente eliminare parte dei riflessi sull’acqua e allungare leggermente il tempo di esposizione, aiutandoci a ottenere un movimento più morbido dell’acqua.
5. Qualità del filtro
Quando acquistiamo un polarizzatore conviene fare attenzione alla sua qualità.
Stiamo infatti inserendo un ulteriore elemento ottico davanti a un obiettivo che magari è costato centinaia o migliaia di euro.
Utilizzare un filtro estremamente economico davanti a un ottimo obiettivo non è sempre una grande idea.
Un filtro di scarsa qualità può introdurre:
- perdita di nitidezza;
- dominanti di colore;
- flare;
- riflessi indesiderati;
- diminuzione del contrasto;
- peggioramento generale dell’immagine.
Naturalmente questo non significa che dobbiamo necessariamente acquistare il filtro più costoso disponibile.
È però consigliabile scegliere un prodotto di buona qualità, possibilmente dotato di trattamento antiriflesso multistrato.
Un altro elemento da considerare è lo spessore della montatura.
Con obiettivi molto grandangolari una montatura particolarmente spessa potrebbe entrare nell’inquadratura provocando vignettatura agli angoli.
Per questo esistono polarizzatori denominati spesso slim, con una montatura più sottile.
6. Quando utilizzare il polarizzatore
È qui che questo filtro diventa particolarmente interessante.
Fotografia di paesaggio
Probabilmente è l’utilizzo più conosciuto.
Il polarizzatore permette di rendere il cielo più intenso, soprattutto quando contiene un bel contrasto tra cielo azzurro e nuvole bianche.
Anche la vegetazione può cambiare notevolmente.
Le foglie riflettono infatti una grande quantità di luce. Riducendo questi piccoli riflessi superficiali, il verde appare spesso più intenso e naturale.
L’effetto può essere ancora più evidente dopo la pioggia, quando foglie, rocce e superfici bagnate generano molti riflessi.
Fotografia di laghi, fiumi e mare
È probabilmente uno dei casi nei quali il polarizzatore può cambiare completamente una fotografia.
Riducendo il riflesso sulla superficie dell’acqua possiamo vedere più chiaramente il fondale, le rocce oppure gli oggetti che si trovano sotto la superficie.
Naturalmente possiamo anche scegliere di fare l’esatto contrario.
Ruotando il filtro possiamo decidere quanto riflesso mantenere.
Non dobbiamo necessariamente eliminarlo completamente.
In alcune fotografie il riflesso dell’acqua può essere una parte importante della composizione.
Il polarizzatore non è quindi semplicemente un filtro per “eliminare i riflessi”, ma uno strumento che ci permette di controllarli.
Fotografia attraverso i vetri
Musei, negozi, automobili, finestre e vetrine sono altre situazioni nelle quali può essere estremamente utile.
Ruotando il polarizzatore possiamo ridurre alcuni riflessi presenti sul vetro e rendere molto più visibile ciò che si trova dall’altra parte.
L’efficacia dipende comunque dall’angolazione della luce e della superficie.
Non sempre riusciremo a eliminare completamente ogni riflesso.
Fotografia automobilistica
La carrozzeria di un’automobile contiene moltissimi riflessi.
Il polarizzatore può aiutare a controllarli sulle parti verniciate e sui vetri, rendendo molto più leggibili forme e colori della vettura.
Anche in questo caso non bisogna necessariamente cercare di eliminare tutti i riflessi.
Nella fotografia automobilistica i riflessi aiutano spesso a descrivere la forma dell’auto.
Il polarizzatore permette semplicemente di decidere quali mantenere e quali ridurre.
Fotografia di architettura
Vetrate, finestre e superfici lucide possono beneficiare dell’utilizzo del polarizzatore.
Può essere particolarmente utile negli edifici moderni dove vetro e superfici riflettenti occupano una parte importante dell’immagine.
Fotografia di prodotti
Anche nello still life può diventare uno strumento interessante.
Oggetti in plastica, vetro, legno verniciato o altre superfici lucide producono riflessi che possono essere difficili da controllare esclusivamente attraverso il posizionamento delle luci.
Il polarizzatore permette in alcuni casi di attenuarli.
Nella fotografia professionale di prodotto esistono inoltre tecniche più avanzate che prevedono la polarizzazione sia della luce proveniente dai flash sia di quella ricevuta dall’obiettivo.
È la cosiddetta polarizzazione incrociata, utilizzata quando si vuole ottenere un controllo molto preciso dei riflessi.
Il polarizzatore e il cielo
Uno degli utilizzi più spettacolari è sicuramente quello sul cielo.
Bisogna però conoscerne un’importante caratteristica.
L’effetto del polarizzatore sul cielo non è uguale in tutte le direzioni.
Generalmente risulta più evidente quando fotografiamo in una direzione approssimativamente perpendicolare rispetto al sole.
Un sistema molto semplice per capirlo consiste nel formare una specie di pistola con indice e pollice.
Puntiamo l’indice verso il sole: ruotando il polso, la direzione indicata dal pollice ci mostra approssimativamente la zona del cielo nella quale l’effetto del polarizzatore sarà maggiore.
Non dobbiamo naturalmente guardare direttamente il sole attraverso la fotocamera.
Attenzione ai grandangolari
Con gli obiettivi molto grandangolari bisogna prestare particolare attenzione.
Poiché l’obiettivo inquadra una porzione molto ampia di cielo, alcune zone possono essere fortemente polarizzate mentre altre lo saranno molto meno.
Il risultato può essere un cielo con una zona molto scura e altre decisamente più chiare.
È il classico effetto di una grande macchia blu scuro nel cielo.
Tecnicamente il polarizzatore sta funzionando correttamente, ma fotograficamente il risultato può essere poco piacevole.
Con i grandangolari conviene quindi osservare attentamente tutto il cielo prima dello scatto e, se necessario, diminuire l’intensità dell’effetto ruotando leggermente il filtro.
Non bisogna utilizzarlo sempre al massimo
Un errore frequente è pensare:
“Se ho montato il polarizzatore, devo ruotarlo fino ad ottenere il massimo effetto.”
Non è così.
Il polarizzatore è uno strumento di controllo.
A volte il risultato migliore può essere ottenuto eliminando quasi completamente un riflesso.
Altre volte invece sarà sufficiente diminuirlo leggermente.
Un cielo eccessivamente scuro può sembrare artificiale.
Una superficie d’acqua completamente priva di riflessi potrebbe perdere profondità.
Un’automobile senza alcun riflesso potrebbe addirittura sembrare piatta.
La posizione corretta del polarizzatore è quindi quella che produce l’immagine migliore, non necessariamente quella che produce l’effetto più forte.
Quando NON utilizzare il polarizzatore
Esistono anche situazioni nelle quali conviene toglierlo.
Quando c’è poca luce
Poiché il filtro assorbe parte della luce, può obbligarci ad aumentare gli ISO o utilizzare tempi troppo lunghi.
Se il polarizzatore non ci sta offrendo un beneficio reale, tanto vale toglierlo.
Quando vogliamo mantenere i riflessi
Un riflesso non è necessariamente un difetto.
Pensiamo al riflesso di una montagna su un lago perfettamente immobile.
In questo caso eliminare il riflesso significherebbe probabilmente distruggere proprio l’elemento più interessante della fotografia.
Con panoramiche composte da più fotografie
Bisogna fare attenzione quando realizziamo una panoramica unendo diversi scatti.
L’intensità della polarizzazione può cambiare spostando l’inquadratura e questo potrebbe generare porzioni di cielo con luminosità differenti, difficili da uniformare successivamente.
Il polarizzatore si può simulare con Photoshop?
Solo in parte.
Possiamo aumentare saturazione e contrasto.
Possiamo scurire il cielo.
Possiamo modificare il colore dell’acqua.
Possiamo tentare di attenuare alcuni riflessi.
Ma se un riflesso ha nascosto completamente ciò che si trova dietro una superficie, Photoshop non possiede l’informazione che non è stata registrata dalla fotocamera.
Se fotografiamo una vetrina e il sensore registra soltanto il riflesso del cielo, non esiste un cursore capace di recuperare magicamente ciò che si trovava dietro il vetro.
Ed è proprio per questo che il polarizzatore continua ad avere senso anche nella fotografia digitale.
È uno dei pochi filtri il cui effetto principale deve essere ottenuto al momento dello scatto.
Un consiglio pratico: comprate il diametro più grande
Se abbiamo diversi obiettivi con diametri differenti non è necessario acquistare un polarizzatore per ogni obiettivo.
Una soluzione pratica può essere acquistare un buon polarizzatore del diametro dell’obiettivo più grande e utilizzare degli anelli adattatori step-up sugli obiettivi più piccoli.
Ad esempio, se possediamo obiettivi da 67 mm, 72 mm e 77 mm, possiamo acquistare un polarizzatore da 77 mm e utilizzare degli anelli:
67 → 77 mm
72 → 77 mm
In questo modo possiamo investire in un unico filtro di qualità invece di acquistare diversi polarizzatori.
L’unico limite è che, utilizzando gli anelli adattatori, potrebbe non essere più possibile montare il normale paraluce dell’obiettivo.
Come utilizzo praticamente il polarizzatore
Il mio metodo è molto semplice.
Monto il filtro e compongo normalmente la fotografia.
A questo punto ruoto lentamente il polarizzatore osservando attentamente non soltanto il cielo, ma tutta l’immagine.
Guardo cosa succede ai riflessi, all’acqua, alle foglie, alle superfici lucide e ai colori.
Quando trovo il punto che restituisce l’equilibrio migliore mi fermo e scatto.
Spesso provo anche una seconda posizione del filtro.
Con il digitale non costa nulla fare due fotografie con intensità differenti e decidere successivamente quale funziona meglio.
Conclusioni
Oggi tantissimi filtri fotografici possono essere sostituiti, almeno in parte, dalla post-produzione.
I filtri colorati utilizzati nella fotografia analogica, molti filtri graduati e numerosi effetti creativi possono essere riprodotti con grande precisione attraverso Camera Raw, Lightroom o Photoshop.
Il polarizzatore è diverso.
Il suo compito principale non è semplicemente cambiare il colore della fotografia.
Modifica fisicamente la luce prima che raggiunga il sensore.
Può eliminare un riflesso e permettere alla fotocamera di registrare informazioni che senza filtro sarebbero rimaste nascoste.
Può farci vedere attraverso l’acqua o attraverso un vetro.
Può diminuire i riflessi sulla vegetazione e sulle rocce.
Può migliorare il cielo e rendere più leggibili molti dettagli di una scena.
Bisogna soltanto ricordarsi che non è un filtro “automatico”: deve essere ruotato e regolato in funzione della fotografia che vogliamo realizzare.
Ed è forse proprio questo il bello del polarizzatore.
Non crea un effetto preconfezionato.
Ci permette di scegliere quale luce vogliamo far entrare nel nostro obiettivo.


